Ancora qui a domandarsi e a far finta di niente
come se il tempo per noi non costasse l' uguale,
come se il tempo passato ed il tempo presente
non avessero stessa amarezza di sale.
Tu non sai le domande, ma non risponderei
per non strascinare parole in linguaggio d' azzardo;
eri bella, lo so, e che bella che sei,
dicon tanto un silenzio e uno sguardo...
Se ci sono non so cosa sono e se vuoi
quel che sono o sarei, quel che sarò domani,
non parlare non dire più niente, se puoi,
lascia farlo ai tuoi occhi, alle mani...
Non andare... vai... Non restare...stai... Non parlare... parlami di te...
Tu lo sai, io lo so, quanto vanno disperse,
trascinate dai giorni come piena di fiume
tante cose sembrate e credute diverse,
come un prato coperto a bitume.
Rimanere così, annaspare nel niente,
custodire i ricordi, carezzare le età;
è uno stallo o un rifiuto crudele e incosciente
del diritto alla felicità...
Se ci sei, cosa sei? Cosa pensi e perchè?
Non lo so, non lo sai; siamo qui o lontani?
Esser tutto, un momento, ma dentro di te,
aver tutto, ma non il domani...
Non andare... vai.. Non restare...stai... Non parlare... parlami di te...
E siamo qui spogli in questa stagione che unisce
tutto ciò che sta fermo, tutto ciò che si muove,
non so dire se nasce un periodo o finisce,
se dal cielo ora piove o non piove...
Pronto a dire "buongiorno", a rispondere "bene",
a sorridere a "salve", dire anch'io "come va?"
Non c'è vento stasera. Siamo o non siamo assieme?
Fuori c'è ancora una città?
Se c'è ancora balliamoci dentro stasera,
con gli amici cantiamo una nuova canzone...
tanti anni e son qui ad aspettar primavera,
tanti anni ed ancora in pallone...
Non andare... vai... Non restare...stai... Non parlare... parlami di te...
Non andare... vai... Non restare...stai... Non parlare... parlami di noi...
sabato 10 aprile 2010
Domande consuete
giovedì 8 aprile 2010
Non bisognerebbe
Sono dovuti passare più di sei anni perché trovassi la motivazione e la forza per farlo.
Spostare la freccia su “invia” e cliccare è stato difficilissimo, in dubbio sull’opportunità o meno di questo gesto, sull’invadenza o meno di atto così semplice ma che si portava dietro un significato enorme.
Avevo scritto quella email da mesi, prima su un foglio di carta rimasto per settimane e settimane poggiato sulla mia scrivania, poi copiato su un file word e infine sul modulo della posta elettronica.
Per giorni e giorni mi sono fatto domande sul perché proprio ora, in questo particolare momento. Ho provato a immaginare le reazioni sue a quanto avevo scritto, le mie a quanto ne sarebbe seguito. Ne ho parlato con V., con M., con A e con Berny.
Ognuno di loro ha messo un po’ di peso sul dito che ha cliccato su invia è spedito nella rete l’email recapitandola ad A., dopo sei lunghi anni di silenzio assoluto.
Con A. ho vissuto la più bella relazione della mia vita.
Colma di dolcezza, Amore, premure, complicità, gioia e sentimenti puri e sinceri. Qualcosa di appagante e unico, in cui penso ognuno di noi si sia sentito completato dall’altro, almeno per me lo è stato. Qualcosa che nasceva anche dall’aver condiviso uno stesso tessuto sociale, una stessa identità culturale, stessi valori, stessi ideali, anche se magari vissuti e sentiti in misura diversa. Ognuno penso si sia sentito libero di coltivare i propri interessi, la propria vita al di fuori della coppia, appoggiato dal consenso mai critico dell’altro.
Questo per circa cinque anni, fin quando la vita ci ha messo di fronte alla prima difficoltà vera, forse più grande di noi allora e alla quale non abbiamo saputo reagire come si sarebbe dovuto.
E non è un fatto di colpe o non colpe, errori miei o suoi. Abbiamo sbagliato entrambi, immaturi e forse lasciati anche un po’ soli. Ma questa è la consapevolezza dell’oggi.
Dal giorno che ci siamo lasciati non c’è stato più nessun contatto tra noi. Ne una telefonata, ne un’email, ne un amico a fare da cassa di risonanza. Ognuno è andato da solo incontro alla sua nuova strada, con il suo fardello di ricordi, immagini, pensieri e cose lasciate non dette, con la presunzione che potessero far parte di un passato.
E invece leggendo quanto ci siamo scritti in questi due giorni, mi rendo conto quanto forte e presente sia stato questo riferimento per tutti e due. Nessuno di noi è più riuscito a dire “Ti Amo” a una persona.
In questi sei anni sono stato quasi sempre solo, a parte una relazione di pochi mesi e un’altra, quella con F., che non so ancora se definirla uno “stare insieme”.
Mi sono cullato sul ricordo, me lo sono fatto bastare per anni e il più delle volte, quando sono andato oltre, ho fatto i miei bei paragoni in cui la vincente era sempre una.
Non bisognerebbe vivere sui paragoni, lo so. Ma come si fa. Insegnatemelo.
Magari l’avrò idealizzata, ma A. per me è stata la ragazza perfetta, in tutto. E questo pensiero vale ancora oggi. E non so se dire purtroppo o per fortuna.
Ci siamo scritti e ci siamo ritrovati a dire più o meno le stesse cose, ad aver provato le stesse sensazioni, le stesse emozioni.
Sto tirando le briglie della mia fantasia. Mi ripeto e so che l’ho fatto per altro, e che sarebbe un errore inciampare oggi in un passato. Il kirkel di allora non c’è più, la A. di allora non c’è più. E’ cambiato il contesto, il tempo, siamo cambiati noi.
Mi torna in mente una canzone, del solito Guccini (vi sarete abituati ormai), “Non bisognerebbe”.
Lo so, non bisognerebbe…è chiaro come la luce.
Ma questa volta, almeno per questa volta....solo per un pochino....lasciatemi sognare.
Un gioco
Oggi vi propongo un gioco.
o o o
o o o
o o o
Collegate i nove pallini con sole quattro linee rette consecutive, o meglio senza staccare la penna dal foglio.
Mentre cercate la soluzione cosa vi viene in mente?
- Non sono capace
- Non mi va
- La soluzione non esiste
- Kirkel non ha spiegato bene il gioco
- Non sono portato per queste cose
- Ci penso con calma
- Altro….
Buon divertimento!!
lunedì 5 aprile 2010
“Non so che viso avesse” - Pag.151
La canzone Incontro è in ricordo di Betty Di Giusto […una ragazza alta è fascinosa, in fondo mai persa di vista nel corso degli anni. Con lei, con la quale non aveva né avrebbe mai intrecciato una storia d’amore, Francesco impara il piacere conoscitivo del dialogo profondo tra persone di sesso diverso…]. Allora questo post lo dedico a V., ragazza alta e fascinosa, con cui posso condividere questo prezioso privilegio.
sabato 3 aprile 2010
Chi sono?
Oggi parto da una domanda rivolta a me stesso e che ognuno può rivolgersi.
Chi è kirkel?
Ora non voglio stare qui a fare l’elenco di quello che sono e non sono, pregi e difetti, ma provate a chiedervi chi siete e a darvi una risposta descrivendo il vostro modo di essere. Quello che a me capita è che so di essere una persona ricca di contenuti ma a volte questo “essere” fatica a mostrarsi, a venir fuori con la giusta fluidità quando si tratta di mettersi “in vetrina”. La sensazione che provo è che quello che ho da “raccontare” sia poco interessante o difficilmente condivisibile e di poco interesse per i più.
Ma quante volte vi capita di sentirvi “inopportuni” per quello che siete, che fate o che dite, solo perché lo avete immaginato?
Ed è proprio questo un po’ il punto da cui volevo partire per parlare di “condizionamento” del nostro modo di essere.
Berny mi ha fatto riflettere tanto su questo. Anche se ne ero più o meno consapevole non avevo mai iniziato o provato ad essere altro.
Ho preso nota per una settimana di tutte quelle situazioni in cui mi sono trovato a prefigurare una reazione, o in cui ho disegnato uno scenario a priori, condizionato il mio agire o dire.
Devo ammettere che è capitato tante volte.
Mi capita spessissimo di preconfezionarmi una possibile circostanza che può essere anche molto distante dalla realtà. Ed è proprio questo il problema, in quanto essere condizionati da un feedback reale è normale, per ognuno di noi, in tanti casi è anzi positivo e necessario. Sbagliato è invece lasciarsi condizionare da un feedback molto distante dalla realtà, a volte solo immaginario.
Questo atteggiamento è molto pericoloso in quanto potrebbe portarci addirittura a tentare di cambiare la realtà per avvicinarla quanto più possibile a quello che abbiamo immaginato, con effetti devastanti per le nostre relazioni e il nostro modo di essere.
E’ un po’ come un ricercatore che spenderà tutte le sue energie e il suo tempo nel cercare di dimostrare una sua tesi, non trovandosi attento e pronto a intercettare l’evento casuale che potrebbe portarlo verso una nuova scoperta.
E allora provo a vestire i panni di un nuovo ricercatore più audace e snello nel pensiero, e come tante volte mi capita in questo periodo mi scopro a tentare nuove strade, senza troppi “se” e troppi “ma”, solo con la voglia di scoprire e testare le reazioni degli altri, osservandone i feedback…non mi viene istintivo e naturale ma di sicuro è un gioco divertente e ne ricavo ogni volta un po’ più di fiducia in me stesso. Le rovinose reazioni che a volte prevedevo, si dimostrano invece umane e gestibili.
lunedì 29 marzo 2010
Ovunque
In uno dei giornalini del mio paese scrive un amico a cui piace riflettere sulle nostre esistenze.
Vi riporto una parte del suo ultimo articolo, a me è piaciuto molto.
[Nella parte intermedia di questo innaturale cortile metropolitano, fatto di uomini, di donne e di pompose parabole issate a mezza altezza, v’è una sottile e quasi impercettibile membrana che riesce ancora a donare dolcezze ormai negate. Ed è così che la virtuale corda patetica di una vecchia immobilità si spezza. Si rompe, e sgretolandosi crea ovunque piccoli filamenti che vanno a proteggere il senso vero ed umano di un incontro. Di un appuntamento imprevisto ed inevitabile al tempo stesso. All’identica maniera di quando – con gli occhi stralunati e il cuore palpitante – si divorano romanzi d’appendice sulla terza pagina di un’antica rivista. Solo allora la lingua diverrà fluida e i concetti penetranti, solo in questo caso la signora Luna rivestirà il suo ruolo di romantica e raffinata suggeritrice d’amore. Perché il fascino di un riconoscersi – ovunque – si sente, si percepisce come l’attesa del gusto, come l’opinione partecipata, come la nostalgia ritrovata. Ovunque all’interno di castelli incantati o in una sala da tè, vi sarà compimento solenne di destini predestinati. E senza alcuna verità convenzionale si comprenderà appieno l’evidenza di due biografie indistinguibili, uguali come due specchi che si riflettono all’infinito. Perché la vita è anche questo. Una delle sue grazie migliori è riposta nelle sorti di due necessità che si incontrano e si abbracciano nell’immortalità di un incanto: il sogno di lasciare ai margini del mondo la mediocrità.
Tutto potrà accadere ovunque non vi sia uno spocchioso soliloquio, un disperato monologo che contempla un unico uditore: lo stesso che diffonde vane tonalità al vento. Ovunque.]
Nodi
Berny questa volta mi ha messo di fronte ad un bel “nodo” del mio essere. Nelle relazioni, sono più accondiscendente o critico (nel senso positivo del termine)?
Sono più accondiscendete, è più facile e crea meno “conflitto” e confronto. Sono questo il più delle volte e quando arrivo all’essere critico, lo faccio senza mezze misure e senza lasciare spazio al confronto.
Non va bene ne sono più consapevole.
Berny mi ha fatto riflettere sul fatto che potrei aver timore a manifestare un mio essere critico perché penso che in questo modo possa venir meno la figura che propongo.
Proporsi da “10” è sbagliato, ma anche proporsi da “8” lo può essere se poi non si è pronti a gestire questo “8” anche con un atteggiamento critico, manifestando il proprio punto di vista.
Non avevo mai riflettuto a fondo su questo e ho iniziato a mettermi alla prova facendo i primi esperimenti, le occasioni non mancano. Mi rendo conto che nello sperimentare a volte forse esagero, ma intanto testo, misuro, saggio le reazioni e valuto. Con il tempo forse troverò un nuovo e più organico equilibrio. Per ora mi capita anche di trovarmi divertito e compiaciuto di me stesso.
Rispetto al manifestarsi di un essere accondiscendente, Berny mi ha chiesto dove avessi appreso questo modello. Senza dubbi ho risposto che proveniva dalla mia famiglia.
Ho osato anche una riflessione più ampia, pensando a un modello culturale, generazionale e, in un concetto ancora più ampio, da classe sociale. Mi è venuto in mente “Fontamara” di I. Silone …..forse ho osato troppo.
Nelle relazioni bisogna saper essere critici con l’obiettivo di costruire qualcosa insieme, giungere a un fine comune.
La relazione è costruire.
Bell Hooks sul suo libro “Tutto sull’amore” spiega bene questo concetto. Dopo l’innamoramento bisogna capire se con la persona che abbiamo di fronte possiamo passare dal sostantivo Amore al verbo Amare (un’azione), costruendo insieme quel qualcosa che soddisfi i bisogni della coppia. Viene da se che se i bisogni di ognuno vanno in direzioni opposte, sarà difficile trovare un piano di lavoro comune.
Berny mi ha spiegato che quando ci si trova a discutere in una relazione, esistono due piani:"Il contenuto" e "La relazione (il contenitore)".
Si discute sul contenuto per costruire un punto di vista comune che non danneggi la relazione offendendola e screditandola o meglio offendendo e screditando chi la relazione rappresenta, il nostro interlocutore.
Si discute sul contenuto per costruire la relazione.
Su questo devo ancora lavorare molto, imparando bene a proporre quello che penso e quello che sono.
Così come devo imparare ad ascoltare, senza la presunzione di avere la risposta “giusta” a tutto. Ascoltare significa a volta anche non avere risposte, a saper dire: “non ho ora una risposta, dammi del tempo per pensarci”.
Ascoltare significa anche essere curiosi verso l’altro, chiedendo, indagando con sensibilità e tatto.
Mi rendo conto solo oggi quante volte sono stato sordo, forse proprio dove avrei dovuto esserlo meno, all’interno delle “storie” che ho vissuto.