Visualizzazione post con etichetta comunicazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta comunicazione. Mostra tutti i post

sabato 3 aprile 2010

Chi sono?

Oggi parto da una domanda rivolta a me stesso e che ognuno può rivolgersi.

Chi è kirkel?

Ora non voglio stare qui a fare l’elenco di quello che sono e non sono, pregi e difetti, ma provate a chiedervi chi siete e a darvi una risposta descrivendo il vostro modo di essere. Quello che a me capita è che so di essere una persona ricca di contenuti ma a volte questo “essere” fatica a mostrarsi, a venir fuori con la giusta fluidità quando si tratta di mettersi “in vetrina”. La sensazione che provo è che quello che ho da “raccontare” sia poco interessante o difficilmente condivisibile e di poco interesse per i più.

Ma quante volte vi capita di sentirvi “inopportuni” per quello che siete, che fate o che dite, solo perché lo avete immaginato?

Ed è proprio questo un po’ il punto da cui volevo partire per parlare di “condizionamento” del nostro modo di essere.

Berny mi ha fatto riflettere tanto su questo. Anche se ne ero più o meno consapevole non avevo mai iniziato o provato ad essere altro.

Ho preso nota per una settimana di tutte quelle situazioni in cui mi sono trovato a prefigurare una reazione, o in cui ho disegnato uno scenario a priori, condizionato il mio agire o dire.

Devo ammettere che è capitato tante volte.

Mi capita spessissimo di preconfezionarmi una possibile circostanza che può essere anche molto distante dalla realtà. Ed è proprio questo il problema, in quanto essere condizionati da un feedback reale è normale, per ognuno di noi, in tanti casi è anzi positivo e necessario. Sbagliato è invece lasciarsi condizionare da un feedback molto distante dalla realtà, a volte solo immaginario.

Questo atteggiamento è molto pericoloso in quanto potrebbe portarci addirittura a tentare di cambiare la realtà per avvicinarla quanto più possibile a quello che abbiamo immaginato, con effetti devastanti per le nostre relazioni e il nostro modo di essere.

E’ un po’ come un ricercatore che spenderà tutte le sue energie e il suo tempo nel cercare di dimostrare una sua tesi, non trovandosi attento e pronto a intercettare l’evento casuale che potrebbe portarlo verso una nuova scoperta.

E allora provo a vestire i panni di un nuovo ricercatore più audace e snello nel pensiero, e come tante volte mi capita in questo periodo mi scopro a tentare nuove strade, senza troppi “se” e troppi “ma”, solo con la voglia di scoprire e testare le reazioni degli altri, osservandone i feedback…non mi viene istintivo e naturale ma di sicuro è un gioco divertente e ne ricavo ogni volta un po’ più di fiducia in me stesso. Le rovinose reazioni che a volte prevedevo, si dimostrano invece umane e gestibili.

lunedì 29 marzo 2010

Nodi

Berny questa volta mi ha messo di fronte ad un bel “nodo” del mio essere. Nelle relazioni, sono più accondiscendente o critico (nel senso positivo del termine)?
Sono più accondiscendete, è più facile e crea meno “conflitto” e confronto. Sono questo il più delle volte e quando arrivo all’essere critico, lo faccio senza mezze misure e senza lasciare spazio al confronto.
Non va bene ne sono più consapevole.
Berny mi ha fatto riflettere sul fatto che potrei aver timore a manifestare un mio essere critico perché penso che in questo modo possa venir meno la figura che propongo.
Proporsi da “10” è sbagliato, ma anche proporsi da “8” lo può essere se poi non si è pronti a gestire questo “8” anche con un atteggiamento critico, manifestando il proprio punto di vista.
Non avevo mai riflettuto a fondo su questo e ho iniziato a mettermi alla prova facendo i primi esperimenti, le occasioni non mancano. Mi rendo conto che nello sperimentare a volte forse esagero, ma intanto testo, misuro, saggio le reazioni e valuto. Con il tempo forse troverò un nuovo e più organico equilibrio. Per ora mi capita anche di trovarmi divertito e compiaciuto di me stesso.
Rispetto al manifestarsi di un essere accondiscendente, Berny mi ha chiesto dove avessi appreso questo modello. Senza dubbi ho risposto che proveniva dalla mia famiglia.
Ho osato anche una riflessione più ampia, pensando a un modello culturale, generazionale e, in un concetto ancora più ampio, da classe sociale. Mi è venuto in mente “Fontamara” di I. Silone …..forse ho osato troppo.
Nelle relazioni bisogna saper essere critici con l’obiettivo di costruire qualcosa insieme, giungere a un fine comune.
La relazione è costruire.
Bell Hooks sul suo libro “Tutto sull’amore” spiega bene questo concetto. Dopo l’innamoramento bisogna capire se con la persona che abbiamo di fronte possiamo passare dal sostantivo Amore al verbo Amare (un’azione), costruendo insieme quel qualcosa che soddisfi i bisogni della coppia. Viene da se che se i bisogni di ognuno vanno in direzioni opposte, sarà difficile trovare un piano di lavoro comune.
Berny mi ha spiegato che quando ci si trova a discutere in una relazione, esistono due piani:"Il contenuto" e "La relazione (il contenitore)".
Si discute sul contenuto per costruire un punto di vista comune che non danneggi la relazione offendendola e screditandola o meglio offendendo e screditando chi la relazione rappresenta, il nostro interlocutore.
Si discute sul contenuto per costruire la relazione.
Su questo devo ancora lavorare molto, imparando bene a proporre quello che penso e quello che sono.
Così come devo imparare ad ascoltare, senza la presunzione di avere la risposta “giusta” a tutto. Ascoltare significa a volta anche non avere risposte, a saper dire: “non ho ora una risposta, dammi del tempo per pensarci”.
Ascoltare significa anche essere curiosi verso l’altro, chiedendo, indagando con sensibilità e tatto.
Mi rendo conto solo oggi quante volte sono stato sordo, forse proprio dove avrei dovuto esserlo meno, all’interno delle “storie” che ho vissuto.